Brevi recensioni FeSTeN|||
Borderline
Debutta come regista Sarah Polley con il film Lontano da lei ma aveva gia dato prova di essere una brava attrice con il film di Atom Egoyan Il dolce domani e quello di Isabel Coixet La vita segreta delle parole Una storia d’amore e al tempo stesso la sua dissolvenza, a causa di una malattia (l’Alzheimer ) invisibile che arresterà i ricordi, il tempo e lo spazio che si insinua negli affetti, fino a cancellarli, tutto avvolto in una cornice in cui predomina un bianco luminescente rappresentato dai paesaggi innevati che circondano la casa dei protagonisti. Una casa su un lago ghiacciato, circondata da boschi , ci sono loro : Fiona e Grant, sposati da oltre quarant’anni; trascorrono la loro vecchiaia d'amore e d'accordo c’è un passato dietro di loro, un amore lungo e non sempre facile, fatto di passione, quotidianità ma anche tradimenti da parte di lui in quanto (fama di latin-lover , ora in pensione, ma un tempo molto gettonato fra le allieve) ma anche, ricordi che talvolta affiorano in brevi flashback pieni di nostalgia. Il silenzio del paesaggio che li circonda calerà presto anche su di loro, sulla loro storia, su quello che loro stessi sono e significano l’uno per l’altra.A contribuire è la bellezza e raffinata e struggente di Julie Christie, padrona della scena morbidamente illuminata da Luc Montpellier, straordinario mediatore della visione, che non si rassegna alla malattia, i suoi occhi celano a fatica una punta di disperazione. Lei si sente scivolare e decide di entrare in una casa di cura, la memoria l’abbandona troppo spesso. Lui la guarda scomparire con noi, vede i suoi ricordi e il suo amore per lui allontanarsi. Il passo lento e lieve scelto ci accompagna dentro i personaggi, si vorrebbe fermare il tempo, ma nello stesso tempo accelerarlo, perché il presente è descritto come un privilegio ed una condanna al tempo stesso, i dialoghi e lo stile narrativo sono teatrali, e rendono commovente ogni singolo evento della storia, e per noi difficile trattenere le emozioni. L’immagine finale:le tracce sulla neve restano sempre due. FeSTeN|||
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Cuore di nonna Una vedova attempata, è alla disperata ricerca dei denaro per pagare le costose cure all’estero al nipotino gravemente malato. Dopo inutili tentativi di ottenere prestiti e un impiego, si ritrova per le strade si SoHo, a Londra, di fronte al Sexy World, localino a luci rosse, dove campeggia il cartello “Cercasi Hostess”. Confusa, disperata e ingenua a un tempo, ha un colloquio di lavoro con il Boss del locale, uomo cinico e incredulo,che le offre un lavoro molto sui generis: attraverso un foro in un muro, dovrà sollazzare con mani i clienti. Strano ma vero, la ripugnanza iniziale cederà il passo alla routine, e con pseudonimo di “Irina Palm” sarà un successone. Il cambio di registro, dalla tragedia alla commedia, è repentino e strepitoso, con il manager losco e cialtrone che le spiega cos’è il lavoro da hostess( un eufemismo dice lui ) per poi esaminarle le mani. L’icona rock “Marianne Faithfull”, protagonista assoluta dopo tanti ruoli da comprimaria, esibisce una mimica facciale e capacità recitative inaspettate. Cuore di nonna con i suoi modi rassicuranti riucirà ad intenerire il boss ( mentre la concorrenza le offre ponti d’oro). Riusciranno i due mondi (la famiglia e le amiche bigotte del villaggio da una parte, il sortito mondo di SoHo dall’altra) a restare separati o il segreto verrà a galla con le inevitabili conseguenze ? Tanti dettagli insaporiscono la trama che può raccontarsi in poche parole: Il manager che prova in incognito la bontà del servizio, lo stupore del figlio, l”ufficio” di Irina agghindato con quadretti e piantine e la sua crescente familiarità col la lavoro, il “tennis elbow”, gomito del tennista ribattezzato “penis elbow” gomito del pene, la smodata curiosita’ delle amiche di scoprire il motivo delle visite a Londra.. All’insegna della tolleranza, dimostra come si debbano avere tanti guai per fare certi mestieri e farsi sfruttare e , in più, spiega come un’attività lucrativa e artigianale possa essere raccontata con garbo e tanta ironia, bandendo vergogna e ipocrisie. FeSTeN|||
Imbambolato Lars(Gosling) soffre di "afefobia" fobia del contatto umano, sociofobico e patologicamente timido, è passato attraverso una serie di dolori che ne hanno segnato l’animo sensibile, ha scelto di vivere appartato, si veste a strati per proteggersi da chiunque possa toccarlo, vivendo la sua solitudine con estrema dignità; Ma qualcosa cambia. Il solitario Lars sembra finalmente aver trovato un’amica speciale da presentare a parenti e amici come il grande amore. Decide di costruirsela su misura facendosela recapitare via internet. Se per tutti coloro ai quali sarà presentata, Bianca è evidentemente una Real Doll (una bambola di silicone per adulti), agli occhi di Lars, vittima di una percezione alterata della realtà, il manichino inanimato è un essere puro e degno di un amore incondizionato. Quello che segue è un viaggio emotivo per Lars e le persone attorno a lui. Scene imbarazzanti, con l’intera comunità del piccolo centro, ma Lars sembra aver trovato un suo equilibrio e una sua “felicità”. I parenti decidono di affidarlo alle cure del medico di famiglia e psicologa, della quale immette al film una nuova dimensione continuando ad essere simpaticamente divertente. Ma la “stranezza” del caso, fa si che il divertimento si faccia più cosciente e istruttivo. La terapia psicologica è rappresentata senza didascalismi, così lo spettatore può non smettere di partecipare al “racconto” e, insieme, può comprenderne le ragioni profonde. Bello a tratti meraviglioso, merito dell'occhio acuto della sceneggiatrice,la stessa di "Six feet under"e non e poco, ha il potere di trasportarti in un mondo senza tempo, in cui può succedere che le scelte di una comunità (in questo caso la decisione di assecondare le scelte del protagonista) rispettino le ragioni del cuore, e che la difficoltà del singolo diventi l’occasione per riscoprire un umanità dimenticata. Un substrato che incastra il malessere, la solitudine e i sogni di un uomo. di Craig Gillespie USA '07 Cast Ryan Gosling, Patricia Clarkson, Emily Mortimer
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Nadine Labaki è una attrice libanese di grande successo in patria, interprete fra gli altri del film musicale “Bosta”. Quest’anno ha debuttato anche nella regia del film “Caramel” presentato nella Quinzaine des Relisateurs all’ultimo festival di Cannes. Il caramello del titolo si riferisce al profumato ingrediente della ceretta per depilazione che le estetiste del salone di bellezza”Si belle” impastano e stendono a mano in piccoli pezzi, per l’orrore delle signore spettatrici occidentali,abituate a metodi più moderno e inodori. Nel salone lavorano quattro donne assistite, assistite per i lavori di cucito, da un anziana sarta che vive con la sorella maggiore, ormai fuori di testa. Le loro storie , aspirazione e desideri, si intrecciano in questo microcosmo colorato e pacifico, un’oasi calda di phon, profumi e chiacchiere femminili. Layale (Labari) ha una storia tormentata con un uomo sposato, che la convoca con un colpo di clacson; Nisrine sta per sposarsi ma teme la reazione del futuro marito quando scoprirà che non è più vergine; Rima è attratta dalle donne , in particolare da una bella e misteriosa cliente; Jamale non si rassegna a una vita ordinaria e vuole entrare nel mondo dello spettacolo; l’anziana Rose ha sacrificato e continua a sacrificare la vita al’accudimento della sorella. Gli uomini sono tutti fuori da questa specie di repubblica femminile, anche se di loro si parla spesso e alle loro spalle si ordiscono piccoli inganni a fin di bene. L’unico ammesso ad entrare è un timido poliziotto dall’ari gentile, che alla fine avrà la meglio sui machi vecchio stampo, vincendo lo stereotipo di cui le donne sono succubi. Con toni leggeri della commedia in rosa “Caramel” parla in realtà di un paese e di una figura di donna molto diverse da come siamo abituati a pensarli. La Beirut che vediamo nel film è lontana dalle immagini di guerra e devastazioni: caotica, vitale, fatiscente, e moderna al tempo stesso. Le simpatiche protagoniste sono donne moderne dalle radici antiche, conoscono la regola delle tradizioni ma le tradiscono, rispettano il gioco dei sessi ma restano padrone della loro vita.
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Dov'è? Dov'è finito il mio sogno?
Una storia (non) vera per cuori selvaggi e ribelli. E per corpi che non hanno paura di mostrarsi ( come quello nudo e insanguinato di Isabella Rossellini, allora compagna di vita di David Linch, che tantao scandalo provocò in Italia ) Alle origini di Twin Peaks col detective (quasi per caso ) Kyle MacLachlan che fa le prove generali per il serial che verrà. Orecchi mozzati, serenità apparenti che nascondono mondi sordidi e (im)possibili, rumori fuori scena captati dall’occhio di un autore a cui interessa prima di tutto e soprattutto, cio che “normalmente”, non si vede. Prime note Lynchane per Angelo Badalamenti e, come detto primo ( e probabilmente ultimo) disvelamento epidermico di uno dei cognomi più ingombranti della storia del cinema. Fuoco che cammina(va) con sé.
Blue Velvet di David Linch (Usa 1986) Thriller
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Il giardino delle vergini suicide di "Sofia Coppola" (USA 1999)
Cosa spinge cinque adolescenti di buona famiglia, bionde , carine e idealizzate da un gruppo di sognanti coetanei. A farla finita con la vita come se non esistesse per loro altro destino possibile ? Di fronte al quesito posto dal romanzo di "Jeffrey Eugenides" la giovane esordiente “Sofia Coppola” divaga e intelligentemente evita di azzardare risposte, limitandosi a costruire una fantasia ironica , malinconia e sospesa su un vuoto dai colori pastello, fatto di villette con giardino e balli al liceo. Una luminosa “Kirsten Dunst”ancora sconosciuta,e perfetti nella loro testarda inettitudine i genitori (Woods è un’irriconoscibile Kathleen Turner ) splendida la sequenza dei messaggi affidati alle parole delle canzoni e trasmesse via telefono. Splendida la colonna sonora degli "AIR".
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Incomincia così : Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all'aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell'aeroporto e l'insegna pubblicitaria della BMW, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. E' proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai. Haruki Murakami, Norwegian Wood (Tokyo blues) Narra la storia di Wanatabe durante i suoi anni universitari. FeSTeN|||
Sai, io ho un cagnolino, un barboncino. Il mio analista dice che è un sostitutivo del pene. D.Keaton e W.Allen in Manhatthan Usa '79 FeSTeN|||
Non parleremo mai più di questo di Cristian Mungiu ( Romania 2007) Raccontato con cromatismi verde-azzurri, molti silenzi, piani sequenza, inquadratura fissa e camera a mano docu-horror etico dal sapore altamente cinematografico, ecco come il regista rumeno ha voluto parlare dell’aborto al tempo di Ceausescu, utilizzando un linguaggio che destabilizza. In una stanza, in una residenza universitaria fatta di miseria, Gabriela deve abortire,Otilia vuole aiutarla nella disperazione si affidano al peggior praticante di aborti clandestini, lucratore di denaro e prestazioni sessuali. FeSTeN|||
Quod me nutrit destruit me. Cio' che mi nutre, mi distrugge.
Siamo tutti feriti a quanto pare, alcuni di noi più di altri. Ci portiamo dentro le ferite dell'infanzia, poi da adulti restituiamo quello che abbiamo ricevuto. In fin dei conti tutti noi feriamo qualcuno. E poi ci mettiamo all'opera per rimediare, per quanto possiamo. FeSTeN|||
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